Come funziona la fitoterapia

Per spiegare meglio è bene introdurre due termini molto usati e cioè: “droga vegetale”:

 

 la parte della pianta ove risiede la maggior parte dei principi attivi che svolgono l’azione farmacologica (fiore, foglia, radice, seme ecc).

 

Esempio: biancospino = pianta; f oglie e fiori di biancospino = droga vegetale.

 

Fitocomplesso: insieme dei principi attivi della pianta e dei principi non attivi, ma che aiutano e concorrono all’azione farmacologica.

 

Quindi nel fitocomplesso sono presenti le sostanze attive (es: flavonoidi, tannini, oli essenziali ecc) e le sostanze coadiuvanti (vitamine, enzimi, sali minerali ecc).

 

L’azione terapeutica di una pianta medicinale deriva dal suo “fitocomplesso”, un insieme di sostanze irripetibili per via chimico sintetica, che si è cercato di somministrare fin dai tempi antichi, per ottenerne la massima efficacia, tramite decotti, infusi e tisane, il massimo ovviamente che si riusciva a fare in quei tempi.

 

La scienza ha poi cercato di individuare e isolare, da queste preparazioni, le sostanze responsabili dell’azione curativa.

 

Nella cura o nella prevenzione delle malattie, però, si deve tenere conto di diversi fattori: la durata del trattamento e di eventuali controindicazioni (in particolare lo stato di gravidanza, oppure il periodo dell’ allattamento, l’interazione con altri farmaci).

 

La biodisponibilità, che è la quantità e la velocità con cui il principio attivo entra nell’organismo. Il principio attivo contenuto dalle piante medicinali dipende da vari fattori, tra i quali i più importanti sono:

 

luogo dove la pianta cresce, cioè latitudine e altitudine, clima, disponibilità di luce e ovviamente, di acqua e il “tempo balsamico”.

 

Quest’ultimo è il momento in cui la pianta ha in se il maggior quantitativo di principio attivo. Cioè un periodo  molto ristretto definito “ora balsamica” che rappresenta il momento migliore della giornata per procedere alla raccolta della pianta.

 

Per le piante annuali si procede alla raccolta nel momento del loro completo sviluppo.

 

Per le piante “biennali”, è il secondo anno di vita.
Per i semi, a maturità del frutto.

 

I fiori in bocciolo o prima della completa fioritura.
Fusti e cortecce in inverno prima della gemmazione.

 

Il principio attivo dipende, ovviamente, anche dalle successive fasi di preparazione/conservazione/invecchiamento.

 

A parte qualche semplice infuso/decotto/tisana che ci si può preparare da soli, la cosa più importante è la qualità della fitomedicina che andremo ad acquistare.

 

Le alterazioni che un preparato può subire sono infatti molteplici.
Ad esempio, negli oli essenziali vi è l’ossidazione, la polimerizzazione che porta a sua volta alla resinificazione, causa quest’ultima di un imbrunimento del colore e di un aumento della viscosità.

 

Poi l’idrolisi, l’evaporazione e l’irrancidimento.

Perciò gli oli andranno conservati in boccette di vetro scuro, riempite completamente e ben chiuse. Invece le droghe vegetali possono essere deteriorate dall’aria e dalla luce, nonché da batteri, muffe e parassiti (acari, tarme, scarafaggi ecc).

 

Quindi un fitocomplesso di qualità, in qualsiasi forma lo si voglia acquistare, deve rispettare in maniera assoluta determinati parametri e caratteristiche:

 

Etichetta, che deve contenere oltre al nome del prodotto, la composizione con la sua terminologia scientifica.

 

La data di preparazione , il numero del lotto, il paese di origine e il nome del produttore e/o importatore.

 

Le indicazioni/controindicazioni e avvertenze per l’uso in pediatria, allattamento e gravidanza, possibili interazioni farmacologiche.

 

Ovviamente il prodotto non deve essere inquinato da batteri, insetti, parassiti, muffe, metalli pesanti, pesticidi, fumiganti, aflatossine e altre piante pericolose.

 

Funghi e muffe del genere “aspergillus” producono dei metaboliti tossici chiamati “aflatossine”, che provocano danni a carico del fegato e hanno dimostrato di avere azione teratogena (sviluppo anormale del feto) e cancerogena.

 

Non meno pericolose sono le “micotossine”, che si sviluppano soprattutto a causa di un non adeguato essicamento, immagazzinamento e conservazione.

 

La fonte di questo articolo arriva da:
http://www.fitoterapiablog.it/